Professor Talpa

Ieri la presentazione di un librino ddi poesie di un amico  nella campagna Lomellina. C’era la nebbia per arrivarci. Le strade nere peste. I cartelli stradali invisibili. Ringrazi il tom tom, il mentore elettronico che ti indica la Via. Altrimenti, come un’adolescente sperduta avrei girato e girato su me stessa in attesa di Diogene con la Lanterna che cercava l’Uomo il quale , trovata la donna, girò su stesso per scappare tra i pioppi. Immagini si sovrappongono  e fanno incrociare storie, ricordando ieri sera.

Un piccolo mondo antico che si riuniva a disquisire sulle belle poesie del mio amico. Una bella e dotta lettrice che le ha molto ben interpretate, un amico torinese di ampio respiro e cultura che l’ha accompagnato anche nella prefazione e un  professore di filosofia, con la faccia come una talpa con gli occhiali, che commentava le opere degli amici artisti, inserite nel librino. Tutte commentate. Tutte meno la mia.

Il Professor Talpa aveva scritto, tempo fa, un testo sul mio lavoro che avevo apprezzato e inserito in un libro di lavori. L’avevo invitato nel mio studio a Milano con l’amico poeta. Un giorno su facebook trovo un lungo commento che cita persone che non sono su facebook, compreso l’amico poeta, al quale comunico di dirgli di fare attenzione perchè, irascibili come sono certi artisti, poteva scatenare una bagarre senza nemmeno comprenderne la motivazione!

Ieri sera gli chiedo come mai la mia “eliminazione” dalla presentazione e mi risponde – con battuta tanto attesa di essere detta, che gli batteva il cuore a manetta – ” per non sbagliare, perchè non si può mai sapere”. O una frase del genere. Non capisco. Boh. Ridomando , lui si imbarazza ( forse perchè capisce che avevamo pesi molto diversi) e mi spiega di quella “critica” di mesi e mesi prima riguardo un suo scritto su  Fb… cado dalle nuvole… poi ricordo. Ah!  Così comprendo. “Orpo!” mi dico, che mondo!

Comprendo. Molto bene. Mi è tornata indietro con la sua “terribile vendetta” non la comunicazione che gli avevo fatto notare bensì l’avergli infranto il sogno!

Questo povero uomo,  con questa faccetta così brutta, i capelli unti appiccicati alla testa, gli occhietti tra il famelico e il cattivo , esalavano quell’odore sgradevole che hanno quelle tipologie di pseudo intellettuali, frustrati da un’impossibile avvicinamento tangibile con il tipo femmina e trasudano  quella fame bestiale di figa, che li fa sognare, davanti a una semplice cortesia , chissà che possibili amplessi o matrimoni.

Così tramite Fb ho infranto il  sogno che, senza volerlo, avevo alimentato pubblicando il suo scritto nel mio libro. Decisione che avevo proprio preso per sostenere quest’uomo talpa. Pensando che, con tutta questa cultura , magari un pò di consapevolezza c’era e così gli dimostravo la mia possibile amicizia.  NO. La fame di figa, il sogno infranto hanno prevalso. Magari mi aveva già incoronato oppure sono stata nelle topten delle sue fantasie masturbatorie e ho perso lo scettro!

Penso anche che me la sono voluta io perchè e lo credo, i pensieri sono come sassi e ritornano. Positivi e negativi che siano. In me aveva sempre prevalso una feroce, silenziosa ironia davanti all’erudito professor talpa. Avevo sempre notato quell’antipatia per la donna perchè incompreso nella sua capacità amatoria – forse mai testata – e forse sempre rifiutato o il capello appiccicato o quello strano color grigio della pelle e il brufolo adolescenziale ancora ben presente. Una leggera, ripugnanza che avevo  cercato di compensare con la cortesia. Mantenendo le dovute distanze, maggiorate di quel mezzo metro in più un pò per l’idea di unto, un pò per non essere travisata perchè io di carattere sono gioviale e amichevole e questo tipo di persone mi incute un certo timore perchè sono immerse in un piccolo mondo perverso e un qualsiasi atteggiamento, anche solo più cittadino, rispetto a una provincia immersa nel silenzio delle nebbie può essere travisato.

Un piccolo mondo antico con i suoi pregi, i suoi camei ma anche con enormi difetti e patologie. Il paese che innalza o spella qualcuno per aver mangiato vicino all’attore famoso – che così è come fosse quasi suo amico – o per un saluto sbagliato all’uscita della messa…

Alla fine , confesso, che questa pennellata di questa provincia, ieri sera, mi ha divertito: nella sua completezza. Una bella signora entusiasta di aver aperto una piccola galleria, una presentazione colta in un paese di seimila anime, un incontro tra una quindicina di amici, e la piccola vendetta con del professore di filosofia frustrato che così termina contento la sua serata. Una chicca.  Mi viene in mente una bella sceneggiatura.

Sono tornata a casa , fendendo i banchi di nebbia, immaginando il professor talpa volante che volteggiava minaccioso tra i pioppi in cerca della preda per il prossimo sogno.