Pasqua

Pasqua come Volontà e Rappresentazione. Periodo con Schopenhauer. Il Mondo come volontà e rappresentazione. Mi sono ritrovata così, meditazione dopo meditazione a rendermi conto che noi creiamo completamente la nostra realtà. Il Mondo è vermanete Maya. Complicato spiegarlo e, anche ne ho poca voglia, oggi immersa tra conigli pasquali sotto un bel sole campagnolo. Però è proprio così. Le maglie, chiamiamole così, della nostra volontà, come pensiero, si intrecciano così tanto e da tanto tempo ( la faccio estremamente semplice!) che creano la tangibilità della realtà in cui viviamo ma in effetti non esiste nulla. Simao noi che la creiamo senza minimamente credere a quello che tanti guru, iniziati, studiosi, dicono : i pensieri hanno una solidità e tutto ritorna. Un pensiero buono  potremmo descriverlo come un fiore, una bella energia. Un pensiero cattivo come energia negativa, lo scagliare una pietra, per esempio. E così racconta anche Rudolf Steiner. E così una settimana fa ho avuto esattamente questa percezione. Come  se ne hanno durante una meditazione. Davvero è così. Quello che creiamo è la creazione della nostra volontà. Anche i gesuiti lo dicono : la volontà può tutto. Ed è così.

Pasqua come Volontà e Rappresentazione. Cos’ oggi, ho deciso di scriverlo e di rileggermi Schopenhauer. Adesso sto leggendo un bellissimo romanzo sui Netsuke e una grande famiglia russa-ebrea, francese. Un bellissimo libro che mi ha regalato una cara amica che vive a Londra e che torna a Milano per lavoro e per la sua mamma. Il libro si chiama “Un eredità di avorio e ambra” di Edmund de Waal  – editrice Bollati Boringhieri.

Proprio i netsukè. Così amati quelli della collezione di mio padre,  in avorio , con i buchi per far passare la cinta e la faccetta che girava con l’aria buona o cattiva. Quelli che mio padre collezionava erano solo guerrieri. Io li adoravo ci giocavo sempre. Ora quando trovo un bel netzukè lo acquisto volentieri .Tartatughe con topo, rane appoggiate sulla foglia dello stagno e altri. Quelli di mio padre li ha voluti mio fratello, per la solita avidità che lo contraddistingue. Avrei potuto tenermeli. Quando li portati da mia madre li vidi lì nel sacchetto per mesi interi. Potevo riprenderli, non aveva una storia con quegli oggetti per lui era solo la solita arroganza del debole e inferiore che doveva manifestarsi in qualche modo. Per me erano la mia infanzia con mio padre, quando lo accompagnavo a fare dei giri dagli antiquari. Amavo un negozio in particolare che aveva  giochi antichi per bambini. Così mi domando come mai un libro che raconta dei netsukè, della loro delicatezza e robustezza. Mi domando cosa mai centri tutto questo con la volontà e che spessore mai, che coltre di pensieri millenari abbia creato tutto ciò. Ho il gattone appoggiato alla gamba che si crogiola al sole beato. Caldo come l’avorio quando lo tieni tra le mani. Una brezza leggera  è appena arrivata. Bevo il chinotto e riprendo a leggere. Potrei dire che questa è una bellissima domenica di pasqua. Finalmente il tempo del silenzio è tornato. Ero veramente scossa dal ritmo quotidiano di chi non si ferma mai e lo fa per non pensare. Per me è impossibile vivere così. sempre ho bisogno di avere momenti di silenzio, ritiri di meditazione, solitudini da gustare.

L’immagine è la foto nello specchio è un lavoro dei Gelitin a Miart .

Boot: galleria MassimoDeCarlo – Milano – Londra – HongKong