Arte

Oggi , dopo un secolo, con queste fiere continue, strozzate una dopo l’altra: Londra, Parigi, Torino, e poi le altre nel resto del mondo, pensavo ad amiche appassionate che mi chiedono se ho visto questo e/o quello.

No. Non ho visto nulla. Non mi interessa. Mi interessano i miei lavori e avere contatto con artisti con i quali posso scambiare qualcosa, due parole, un’idea, un pensiero. Non mi interessa continuare a girare a vuoto in mezzo ad una folla di artisti  e galleristi tesi verso i loro obiettivi di posizionamento nel settore e anelano, giustamente, ad una fama internazionale.

Mi interessa pensare ai colori e alla mia prossima mostra personale, a marzo. Mi interessa pensare il nuovo lavoro per un’altra mostra, collettiva, con gli altri artisti che conosco: Colore e Espressione.

Pensavo a quello che, per me, è il vuoto  assoluto dell’arte contemporanea. Arte  che si basa su interpretazioni letterali veramente prive di un qualsiasi senso profondo e di una ricerca che possa svolgere un ruolo anche pedagogico, diciamo così, per il fruitore.

L’arte dovrebbe trasformare e portare qualcosa di nuovo al suo pubblico.

La ricerca è sempre fine a se stessa. Creare stupore, inventarsi la novità per scuotere gli animi, tentare di farlo per esserci.

Come sempre i minori sono una moltitudine i grandi si contano sulle dita delle due mani.

Chiristo, per esempio. Kapoor, un altro, insieme a Kiefer.

Forse si contano sulle dita di una mano, non due!

 

Il rincorrere chi arriva sulla scena. Ricorda i primi appassionati, realmente nutriti da un’idea nuova dell’arte.

Arte come libera espressione del mondo e della propria interiorità che ,ora, rincorre la speranza di ritrovarsi ma si è ingarbugliata malamente in tortuosi sentieri mentali perdendo l’obiettivo della sintesi.

 

Sintesi che, a parer mio, significa per l’espressione artistica, arrivare alla profondita e saperla trasmettere: attraverso l’opera, il colore, il gesto, l’istallazione. Passare attraverso le emozioni e non arzigogolate interpretazioni.

 

Abbiamo perso il senso e la semplicità di apprezzare ciò che piace. Spesso costretti ad apprezzare qualcosa che , agli occhi, non dice nulla è mai, mai, ci piacerebbe poter ammirare tutti i giorni.