Cambiare se stessi?

Cambiare se stessi? Insomma più leggo in giro, non mi occupo dei miei quadri perchè sono malata, chiusa in casa con un raffreddore tremendo più osservo questa insicurezza imperante in chi si domanda qualcosa, in chi non sta molto bene in questo mondo/società. Credo che la domanda che ci si fa, forse solo all’inizio di un percorso interiore (chiamiamolo così perchè non mi viene nient’altro) è quella inerente ad un cambiamento. I primi passi ci fanno rendere conto di come proiettiamo tutto all’esterno ( persone, situazioni, luoghi ma è sempre tutto fuori di noi). Stupefatti e un pò vergognosi, magari, decidiamo che dobbiamo cambiare assolutamente. Ci si strugge perchè non ci riesce immediatamente. La cosa richiede un “cicinin” (dialetto milanese)  di tempo e di attenzione. Si cambia. Va bene. Però tolto uno strato della buccia, come cipolle, ne scopriamo un altro. E un altro. E un altro.

Cambiare se stessi? Conoscere se stessi per accettarsi nella nostra fantastica completezza! Non c’è nulla da cambiare. Andiamo bene così. La conoscenza di noi stessi dovrebbe andare di pari passo con un maggiore amore e maggior rispetto di noi stessi così da riuscire ad accoglierci in tutte le nostre sfumature . Belle e brutte che siano.

Cambiare se stessi? E’ cambiare il proprio punto di vista. D’altra parte quando cominci a conoscere te stessa/o le cose cambiano. Così è. O meglio, mi viene da pensare mentre scrivo, ci spostiamo, come elettroni, da una parte o dall’altra e, contemporaneamente riusciamo a percepire spazi nuovi intorno a noi. Percepiamo la caducità, il continuo movimento, l’irrealtà del nostro stato. Tutto questo passo dopo passo. Come un  elettrone sono saltata subito ad un altro livello, in un  altro tempo, con un diverso punto di vista… e qui mi fermo.

L’immagine che propongo è “Omaggio a G.Ungaretti” : Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie. Cm 80×80. Collage su tela