1°pensierino di febbraio

Se volete sapere quello che avete fatto in passato
osservate il vostro corpo oggi.
Se invece volete sapere cosa farete in futuro
osservate cio’ che fa il vostro spirito ora.
Dalai Lama.

Gennaio è andato. Febbraio è subentrato. O arrivato? Non so, vedete Voi. Oggi ho inserito questo pensiero che trovo bellissimo.

Ieri, oggi, domani. Siamo alla fine settimana e  pensavo proprio che ci si arriva in un baleno. Un’altro tempo passato. Cosa ho fatto questa settimana? Si lavora, si vede gente. In linea di massima dormiamo, stiamo svegli, mangiamo, evacuiamo, parliamo, consumiamo e siamo consumati. In effetti siamo gli unici pensanti sulla Terra e siamo gli unici che riusciamo a creare qualcosa per distruggerci.

Il pensiero, questo misterioso, da dove viene? Come si forma? Seduta, mi rendo conto di questo flusso continuo e informe ma da che parte entra e da che parte esce? Come si accende e si spegne la fiamma di  una candela. Siamo noi che ne estraiamo uno e lo rendiamo importante. Noi chi? Coloro i quali pensano? Allora ci definisce il pensiero? Cogito ergo sum? Allora io ora? Sto facendo la Signora Bloom – oggi filosofeggiante –  della mattinata. Oggi pomeriggio? Avrò ancora male alla spalla? Ma Lei vuole uscire a pranzo per cosa? Chissà cosa vorrà dirmi brava però si è comprata una casina. Ragazza in gamba certo è che questa storia del dolore alle mani la mattina è proprio lancinante io che per mia sfortuna educativa ho una soglia del dolore troppo alta e mi devo ricordare di non mettere la punteggiatura se voglio scrivere un flusso di pensieri ricordando il mare oh il mare colore cremisi che il finale dell’Ulisse è bellissimo  anche in inglese io che non lo amo per nulla e mi pare una lingua barbara e le barbe degli uomini ora sono proprio orrende e domani andrò a Torino ma non sono certa perchè non sto bene e starei a casa volentieri e oggi vado anche a vedere come si e seccato il nuovo quadro peonie2 ma passerò da Stupinigi dove ha abitato il bisnonno di una mia amica come mi ha detto lei ieri mentre mi raccontava dei Maraja in India a Natale e io ridevo e le chiedevo se aveva anche dei Papi in famiglia  e le mancava proprio un Papa cielo manca cielo manca e mi sarebbe piaciuto e poi ho preso quel giaccone blu peloso che mi fa sembrare la vecchia zia di Yoghi e non lo tengo ma mi piacciono le cose morbide e profumate e chissà se per alcuni l’intelligenza profuma e per me è soave profuma un pò di gioia oggi dovevano cambiare le tende, bellissime rosa chiaro come le pareti e si confondono ma odio le tende come odio le tapparelle così le chiudo di notte e non le tiro mai giù ho i vetri a specchio come i grattacieli così di giorno non vede dentro nessuno e mia madre la casa in alto con una vista meravigliosa e lei ci si imprigionava sotto le veneziane del balcone sempre giù quando avremmo potuto girare nudi perchè ci guardava solo la Madonnina d’oro in punta del Duomo mi viene in mente Mazzini e una speranza di libertà dell’uomo schiavo  di se stesso  e la Miller che mi ha aiutato molto con i suoi scritti ma vorrei risalire alle radici delle violenze che non ricordo perchè mi dicevo che volevo imparare ad amare forse perchè conoscevo solo l’indifferenza e se non fossi mi figlia ti scoperei e allora considerati fortunata e mi pare avessi una decina d’anni o un pò di più e in fondo ormai chissenefrega tanto non saprò mai cosa significa una scambio amorevole o la fiducia sono cose che si acquisiscono dall’infanzia io ho imparato la diffidenza e il terrore e l’autonomia affettiva conquistata a suon di cazzi sbagliati e forse sto imparando adesso l’affettuosità e la fiducia e come diceva il maestro AlbertoManzi non è mai troppo tardi e mi ricordo che leggevo Longanesi per cercare di capire mio padre e Freud e Fornari con Michele a capofitto e Berto che assomigliava un pò ma poco alla mamma e aveva la copertina con un astratto nero e giallo e il libraio dove vagolavo contenta senza un’educazione formale ma informale come l’arte di quel periodo e D’Annunzio che della sua vita ha fatto un’opera d’arte io con la mia anche chissà mi fa sempre male la spalla per i micro movimenti quando scrivo al picì uffa vado ma torno si perchè mi diverto e insomma ragazzi diciamolo ma una tal ricchezza interiore e la fantasia sempre salvifica dove la lasciamo e non si può che ringraziare per questo e  poter mettere insieme il Cappellaio Matto e Tremal Naik  con la sua meravigliosa tigre  con Rebecca e Tom che girano tra i sette piani dell’ospedale in preda ad astratti furori e così la leggerezza che è vero spesso e per alcuni e assolutamente insostenibile adesso vado davvero

 

Dopo la disperata leggerezza l’immagine è una farfalla che trovo bellissima nel suo essere doppia, acquosa e materiale allo stesso tempo. Buona giornata.