Domenica di umido

Pomeriggio domenicale meraviglioso per me che pratico la meditazione e alterno un’ora di seduta e un’ora di camminata. Oggi domenica dedicata. Anche a qualche pratica fisica come il Metodo Mézierès che fa così bene alla schiena e ho praticato per anni.

L’altro giorno mi chiama, anzi mi manda un sms una mia vecchia amica, diciamo così ma non lo siamo mai state come intendo io, però abbiamo fatto delle cose insieme e questo è molto bello. Lei architetto e bravissima fotografa farà una mostra e mi chiedeva se poteva usare una mia poesia – che ama – come titolo.  Ma certamente, ma che bellezza. Così oggi sono andata a ripescare “Ipotesi Arruffate” il mio primo e unico libro di poesie dal 1982 al 2011. Non è un tomo di mille pagine ma un librino editato da me con il mio libro.it.

Ecco la poesia in questione:

Questa vita che scorre

rapida

come il passaggio del treno.

I sentimenti:

solo il valore dell’attimo.

Inchiodarli al cuore

attimi maledetti.

Sfugge.

Viscida.

Sguscia dalle mani.

Attoniti

davanti al suono

stonato

giallo sporco.

Cerchiamo intorno

Qualcosa.

Qualcosa qualcosa qualcosa

questa vita che scorre.

Milano 2006

 

E ho riletto altre poesie .   Eccone un’altra.

Come da sempre

Un noioso velo di tristezza

Avvolge sapiente.

Non so cosa pensare

E’ mal d’amore?

Non so                       – rispondo subito –

Non conosco l’amore.

Questa specie di languore

dove la mente non riesce ad entrare.

Di-spiegarsi.

Così scola.

Appoggiata allo scolapiatti.

Poi si riordina.

Un ordine sparso.

 

Milano 2006

 

Ho finito di leggere l’altro giorno “una vita come tante” di una scrittrice hawaiana dal nome complicato: Hanya Yanagihara – Sellerio editore. Molto bello , avvincente, per me coinvolgente e anche utile. A proposito di libroni di quasi 1000 pagine. Utile  perchè qualcosa di me l’ho ritrovato. Forse è per tutti così ma per il personaggio principale vengono descritti in modo piuttosto preciso i percorsi mentali delle insicurezze e delle paure di chi non ha avuto proprio un’infanzia felice – usiamo questa parole come eufemismo – ma ha vissuto la vera manipolazione. E lì mi sono riconosciuta. Quando fai tutto e ti attacchi a un finto affetto e la storia la ripeti e la ripeti e la ripeti e la stimoli anche e ti fai male, e ancora e ancora e ancora perchè riconosci solo quel codice. Chissà se l’autrice ha inserito qualcosa di biografico ( a me sembra impossibile che sia tutto inventato). Anche i tempi, dopo i 50 inizia la comprensione profonda. Prima barlumi e negazioni e così via, con questo tricot dell’anima e della mente. Nel libro  ho troato anche la bellezzae la preziosità dell’amicizia svolte ai massimi termini. Ecco sempre tutto narrato nelle perfezione dell’eccesso ma è un bel libro comunque. Una saga. L’importanza delle poche persone che hai vicino e ti vogliono davvero bene e prima proprio non si può comprendere. Bè 1000 pagine che, ovviamente, per assonanze emotive, ho divorato.  E oggi ho iniziato l’ultimo – per me il secondo in ordine di lettura – di Lilin. Quello dell'”Educazione Siberiana”.  E penso al prossimo quadro che voglio fare. Ho preparato una tela 120×140 e voglio raccontare in astratto il libro che ho letto. Ho già l’immagine in testa. Con determinati strappi. Come lacerazioni della carne e le figure che inserirò saranno come ombre di protezione.

Sommessa. Ricordo quando mi immobilizzavo. Arrivava e cosa poteva succedere? Ricordo quando ero terrorizzata che potessero leggermi nel pensiero e allora pensavo solo ai cartoni animati: Braccobaldo, Yoghi Cindy e Bubu. Potevano trovare qualcosa che non andava e mettersi ad urlare. Potevano arrivare già arrabbiati e allora erano guai. Anelavo l’invisibilità, rincorrevo quelle folate di finta dolcezza cercando di soddisfare qualsiasi cosa. Che colpe avevo se esistevo?  Senza tutta quella violenza fisica subita –  che forse non avrei mai retto –  ma nel personaggio del libro ho ritrovato quella stramaledetta manipolazione affettiva e psicologica che ti incrina come un cristallo e sei irreparabile.

Questa strana

solitudine

mi fa perdere

in persone che non sono.

Come se volessi          – domani magari –

Incontrare qualcuno

per ri-conoscere.

Me stessa:

segreta, non vista.

Invisibile

allo stesso cuore.

Un’ inesorabile

proliferazione.

Il dolore infinito

ruota su se stesso.

Il cielo intorno alla Terra.

Co-stellata da immagini.

Non ne fanno parte.

Come eczemi.

Milano 2006

Devo dire che è interessante rileggerle. Misuro i passaggi di questi anni. Grazie Iaia.

 

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