Menata (con liriche di Anacreonte).

Menata. Ma come sono noiosa. Santi numi: scusatemi.

Rileggo “Rivoluzione” e mi domando come ho fatto a scrivere tutto quella prosopopea piena di Ego parlando di consapevolezza. Bè scrivere serve anche a questo. Vergognarsi un pò e osservare cosa si è fatto. E rendersi conto come da Vipassana si passa a Vipassanu. La mente euforica si attacca a questa comprensione-saggezza. E questo provoca  contentezza, attaccamento e nel mio caso nutrimento per l’Ego. Vipassana si basa sulla pazienza, sulla continua osservazione e sulla continua correzione.

Meditare prima di scrivere non basta mai.

ANACREONTE. Qualche poesia per la domenica.

EROS

Il tenero amore io canto
di fiorite corone ornato,
degli Dei e dei mortali
signore possente.

 

CRUDELE FABBRO

Crudele fabbro, Amore, mi ha scagliato
l’ascia, di nuovo,
e mi ha tuffato in un torrente gelido.

E io amo e non amo
e più non so se la mia mente è mia
o non sono più in me.

 

 SOPRA AMORE

Quando alla man d’Arturo
     S’aggira l’Orsa intorno,
     Giunta del corso oscuro
     La notte alla metà,
Quando dall’opre cessa,
     E chiude al sonno i lumi,
     Dalle fatiche oppressa
     8La stanca umanità,

Vien timoroso Amore,
     E batte l’uscio: io grido,
     Chi sei, ch’osi in quest’ore
     sogni miei turbar?
Sono un fanciul, risponde,
     Di notte, ed alla pioggia
     Smarrito in queste sponde,
     Apri non paventar.

 

Pietoso, accendo il lume,

     Apro la porta, e vedo
     D’arco, di stral, di piume,
     Armato un fanciullin.
Io l’avvicino al foco,
     Le sue fra le mie mani
     Riscaldo a poco a poco,
     E gli rasciugo il crin

Appena ei riscaldato,
     Dice: proviam se l’arco
     Dall’acqua è rallentato,
      O s’è l’istesso ancor.
Lo tende, il dardo scaglia,
     E mi trapassa il core;
     Dell’ape il morso eguaglia
      L’insolito dolor.

Ridendo poi mi dice,
     E s’allontana intanto,
     Amico, io son felice,
 Rallegrati con me.
     Addio: non curo il resto,
     Or che quest’arco è illeso;
     Ma illeso al par di questo
     Forse il tuo cor non è.

 

CERBIATTA

Mite sei, qual tenera cerbiatta
che, smarrita nel bosco,
lungi dalla madre,
timorosa s’aggira.

 

Belle vero? Magnifiche. I lirici greci. Li sfogliavo da piccola. Mi piacevano tanto. Cosi semplici, cristalline, profonda bellezza che si muove leggiadra nel mare delle emozioni così che anche una bambina ritrovi nel ritmo la sensazione della parola che risuona perfetta con le pause che permettono lo spazio alle immagini che si formano, senza capire, solo con quel sentire ingenuo che solo il bello rassicura e protegge. Il greco non lo so i miei genitori – classici – perfettamente. Ricordo che i lirici greci erano tradotti da Salvatore Quasimodo. Mi dicevano che era un traduttore eccelso.

 

2 risposte a "Menata (con liriche di Anacreonte)."

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