Scolopendre.

Deve esserci una piccola colonia. Forse sono messaggere di qualcosa, come tutto, visto che viviamo nei simboli e di simboli.

Ieri sera, ero a letto e ho visto una piccola scolopendra sul muro. Mi sono alzata, lei ha sentito che mi avvicinavo e ha iniziato a muoversi sulle sue 21 zampettine.

Leggevo e l’ho schiacciata sul muro con la copertina del libro. L’ho schiacciata con Leo Longanesi. Che forse sarebbe fiero di me.

Non è la prima. Tempo fa ne ho trovata una nel letto. Un orrore. L’ho schiacciata con Fred Vargas. Invece una notte in cucina ne è spuntata una, più grossa, che è riuscita a fuggire e nonostante avessi messo a soqquadro tutto, non la rintracciai più.

La scolopendra è velenosa e ti morde. Porta tristezza suppongo. Sono comparse in momenti faticosi.  Ho letto qualcosa e fanno proprio schifo. Le ho ammazzate con i libri.

Ieri leggevo Leo Longanesi. Ricordo mio padre che leggeva “Il Borghese”. Sto leggendo “La sua signora” – un taccuino – prima edizione del ’57 Rizzoli. Prefazio di Montanelli.

Longanesi sconfigge qualsiasi scolopendra e mi fa rimanere sveglia fino a notte fonda, innamorata della parola, di quel sentire così annoiato condito con il solito semplice cinismo quotidiano che permea il gesto, appesantisce il passo ma alleggerisce la spalla.

“La mia fantasia si è inceppata: ho bisogno di un piccolo dispiacere” L.Longanesi.

Oggi ho il cuore in piena, lo osservo, non posso farci nulla, basta un nulla, come vetro soffiato, mi incrino. Sono già incrinata, da secoli ormai. Appena sono nata mi hanno ricordato che ero spazzatura. Non importa: entro stasera ritorno la solita Fenice. Quasi mi annoia questo risorgere quotidiano. Beato il Cristo che l’ha fatto una sola volta, ma alla grandissima! Forse perchè è lo Spirito della Terra e comprendeva tutti noi. Noi che invece – se riusciamo – lo facciamo sempre piano, sottotono, tanto per “tirare innanzi” in attesa del tempo della bara. Barando con noi stessi per primi. Siamo degli imbecilli obsoleti. Vaghiamo di vita in vita con l’Alzheimer perenne come unica certezza.

Dopo vado in farmacia, poi vogo e poi farò la sfoglia che è da tanto che non faccio. Ho già ripulito il piano per tirarla. Così infilerò il panetto di burro morbido e gli piegherò la pasta sopra. Un pacchettino.

Ci son poche cose simboliche come la pasta sfoglia. Il vino forse, però il Vino è la capacità stessa di trasmutazione. Per me è simbolo della Forza in sè, di quello che abbiamo dentro.

La pasta sfoglia la creiamo noi. E’ l’agire. Impastiamo, tiriamo, inseriamo, pieghiamo, aspettiamo, tiriamo. Ho questa necessità devo vedere mutare questo dolore in qualcosa di soffice e leggero. Come sempre.

Il quadretto che ho fatto: 3 carote, una testa d’aglio, un peperone giallo e gambi di sedano, su una tovaglia a quadretti rosso scuro. E’ l’ultimo è 190×105 centimetri sulla gomma color burro che avevo lì arrotolata: il resto della copertura della piscina che mi ha lasciato Mario che verrà a chiuderla i primi di settembre. Così è quasi finita un’altra estate e francamente: meglio la scolopendra che lo scarafaggio.

10 risposte a "Scolopendre."

    1. auacollage ha detto:

      Buona domenica. Paola, oggi faccio il tuo plum cake di spezie (con delle variazioni riguardo alle spezie perchè non le ho tutte…:-( ..la sfoglia che ho provato a fare: un disastro. La cucina come la poesia salva la vita. Grazie per le tue ricette.

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    1. auacollage ha detto:

      Oggi è giornata di sfoglia, cara Elena che mi leggi sempre, ti ringrazio. Sì ogni tanto arriva questa specie di poesia, tanto per vomitare fuori qualcosa perchè non si può morire dentro ( ma chi la cantava?) Un abbraccio.

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