Inciampo.

Inciampo nei bisogni.

 

Oggi: quello di scrivere parole. Come aprire un rubinetto per lavare le mani sporche di colore e impataccare tutto. Perchè vorrei avere uno spazio solo dove stendermi con il giornale sul divano impolverato. Invece ho una casa ordinatina e lo studio dove posso lasciar scorrere l’indaco a fiumi. Va da sè che forse preferisco bere lo champagne della coppa. Il calice mi ha stufato: la menata delle bollicine che salgono intorno.

 

Inciampo nei bisogni, forse per quanto mi trovo noiosa e arruffata.

 

Oggi: devo battere tasti e ricaricare la stilografica. Meno male è sabato ma pubblicherò, su stò sito, solo domani. Ho postato una foto del 2012 perchè anche oggi sono così: davanti a un muro di sogni, anche un pò oleosi e pensieri accartocciati e, con tutta franchezza, neanche questo mi interessa qualcosa.

 

É sempre così: prima ero di fronte al muro bianco e poi lì sopra , ho fatto questo:

 

Pioggia di Stelle.


 

Così si va avanti.

 

A volte sono così stanca, ma così stanca.

 

La ripetizione quotidiana mi fuma.

 

Ogni giorno sempre più cenere e sempre meno pelle.

 

Anelare una leggerezza, sorda di fronte ai colori.

 

Basta poco per uscire da questi labirinti di silicone.

 

Un poco che sembra immenso.

 

Ma si fa.

 

Fa parte della ripetizione quotidiana.

 

Ci sono momenti in cui mi salva solo Pessoa.

 

Che da sempre fa parte di coloro che ho scelto

 

da mettere sull’altare.

 

Così Fernando Pessoa scrive, il 23 giugno 1932 ( Libro dell’inquietudine) : “La vita è un viaggio sperimentale fatto involontariamente. É un viaggio dello spirito attraverso la materia, e poichè è lo spirito che viaggia, è in esso che noi viviamo. Ci sono anime contemplative che hanno vissuto più intensamente, più largamente, più tumultuosamente di altre che hanno vissuto la vita esterna. Conta il risultato. Ciò che abbiamo sentito è ciò che abbiamo vissuto. Si ritorna stanchi da un sogno come da un lavoro reale. Non si è mai vissuto tanto come quando si è pensato molto. …Tutto questo, detto come lo sento, viene a proposito della grande stanchezza che è scesa oggi all’improvviso su di me. Non sono soltanto stanco ma anche amareggiato e anche l’amarezza è ignota. Dall’angoscia che provo sono sull’orlo del pianto: non di lacrime che si versano ma che si reprimono; lacrime di un male dell’anima, non di un dolore sensibile”.

 

 

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