Quando cammino di notte

Quando cammino di notte

Con passo felpato, tra i suoni rapidi delle auto

Mi pare siano sempre furtive

Come per il senso di colpa di non essere ancora a letto.

Chi esce la notte sembra voler trasgredire sempre un po’

A quella madre interiore, antica, che risuona con i rintocchi

Delle campane.

Scrivo su IPad e mette le maiuscole come vuole lui.

Microchip autonomi invadono insolenti spazi notturni che

Si vorrebbero più privati.

Cammino di notte e sembra sempre che siano gli uomini più in certi.

È una strana impressione, ma spesso mi sembrano un nulla di insicurezze

Che girovaga impacchettato nella giacchetta.

Leggo l’amica di penna che scrive della morte di Neruda e

Mi si apre il cuore immediatamente.

Quando aprii, incuriosita, il memoriale di Isla Negra mi ritrovai persa nell’amore

Della parola che mi travolgeva sillaba dopo sillaba.

Ucciso? Avvelenato? Cosa troviamo nella sua poesia ” Per l’invidia”:

Ad uno ad uno tolsi gli invidiosi

Dalla mia camicia, dalla pelle

li vidi insieme a me ogni giorno,

li contemplai

nel regno trasparente

d’una goccia d’acqua:

li amai quanto potei: nella loro sventura

o nell’equanimità dei loro lavori….”

….Forse l’invidia, quando

fece brillare contro me il coltello

e si fece professione per alcuni,

aggiunse alla mia sostanza un alimento

di cui abbisognavo nel mio lavoro,

un acido aggressivo che mi diede

lo stimolo brusco di un’ora,

la corrosiva lingua contro l’acqua………”

E come si fa a non essere scaraventate contro gli scogli della passione quando si legge quello che scrive questo uomo?

Mi innamorai della sua timidezza, rossa come tegole, quando arrivò in lui la poesia.

Così cammino nella notte.

Oggi ho lasciato i libri ad altri.

Ieri ho chiamato che avevo circa 400 libri da abbandonare a malincuore.

Ma, in realtà , lo sapevo, sono molti di più. Oggi ha portato via circa 1800 pezzi della mia vita che ho deciso di lasciare. Ne porterò in cittá solo 4 metri, perché ho 4 metri di spazio.

E poi voglio viaggiar leggera. Oggi guardavo tra le pile e ogni tanto ritrovavo qualcosa che portavo via. Anche qualche piccolo gioiello da tempo nascosto tra i compari più grandi. Ho abbandonato anche delle preziose prime edizioni, golosità per avidi di pezzi unici. Ma avevo bisogno di svuotare, di tenere solo il ricordo. Ho dovuto scegliere. Neruda era già con me da tempo, di lui come di Pessoa non posso fare a meno.

Non ci portiamo via nulla così mi addomestico all’abbandono anche se poi mi lancio nello shopping, quasi sfrenato, in libreria, per saziarmi e tranquillizzarmi. Ho lasciato libri che stavano con me da molto tempo, ho lasciato libri, pochi libri di famiglia che avevano la valenza di simboleggiare i morti.

Avessi tenuto i libri di tutti i morti sarei arrivata almeno a ventimila…leghe di copertine e titoli. Invece ad ogni morte ne sceglievo qualcuno e gli altri prendevano altre strade.

Così ho chiamato ieri ed oggi è arrivato, da Casale. Io contenta di averlo trovato perché di libri da lui, anche indirettamente, nelle librerie dell’usato, ne ho acquistati tanti. E so che mio malgrado,continuerò, sono certa che quando passerò in negozio mi entusiasmerò per un libro e lui mi dirà che era mio. I libri sono una dipendenza come un’altra. Chi li conosce sa della loro magia, sa molto bene che quel libro, chissà perché, ti ha attirato e ti ha cambiato qualcosa…così la magia del libro esiste. Perché contiene, nel suo modo e nel suo mondo, la semplice sacralità della Parola. Sempre ti scelgono e non lo sai. Oggi ho detto addio a ciò che portavo con me dal passato. Questo presente, così coraggioso, mi frastorna un po’.

Così cammino di notte, per cercare il punto fermo del presente, nella sua perfetta eternità del qui ed ora.

Cammino di notte perché ho bisogno di far pascolare i ricordi tra parole morbide come bignè alla crema.

Con lo stesso piacere quando addenti e trovi odor di vaniglia, così il girar la pagina come si gira un angolo su di un viale o ci si sveglia al mattino con la luce che trilla.

Tra i libri ho ritrovato delle stelle di alluminio, ritagliate anni fa per un grande murale, cose buffe di vari reali – ritagli di mia zia monarchica- anche una scatola ancora piena di buste da lettera, un po’ ingiallite che ho messo debitamente via , in bell’ordine, con le altre. Possono sempre servire.

Quando cammino di notte, con le parole traccio sentieri che con la luce del Sole non mi posso permettere.

Quando cammino di notte, mi avvolgo con affettuosità che il caffè del mattino mi fa dimenticare.

Quando cammino di notte, non c’è storia: mi sento privilegiata perché riesco a non inciampare. Seguo l’odore e la strada si apre riverente.

Quando cammino di notte, torno a casa sempre un po’ felice, leggo di Neruda, grazie a Luisa e vado a cercare un ritmo che mi mancava e va così bene in questo esatto momento.

Quando cammino di notte è come se ricamassi la mia danza, quella che di giorno scompare e mai mostro. E qui, che leggiamo in pochi, posso permettermi di raccontare un pochino.

Quando cammino di notte mi sento così ricca….da inserire anche un emoticon!🤑

Santiago del Cile, al tramonto, tanti anni fa.

Quando cammino di notte non sono una sonnambula.

4 risposte a "Quando cammino di notte"

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