Gocce d’autunno.

Gocce d’autunno. Si posa sull’asfalto frettoloso di scivoloni e fari d’auto. La sera arriva ben poco pacata tra i ferri degli ombrelli che si urtano e la metropolitana che schiaccia implacabile lane umide e zaini grondanti.

Gocce d’autunno. Si cammina stanchi, finalmente verso casa. Tra poco il tè della sera e questa vita che scorre e non ritorna più e mi ricordo la moquette con le immagini di Raffaello alla Permanente, Scorreva sotto i piedi la Scuola di Atene, poi la Madonna del Cardellino, che sembrava un mite pterodattilo  tanto era grande. Poi tornammo a piedi ma c’era troppo rumore intorno.

Gocce d’autunno. Non ho voglia di rumore e stridii di ferraglie. Arriva il letargo e devo mettere le cuffie per sovrastare il circondario. Mi siedo e non riesco come tutti , ad uscire e buttarmi tra la gente per far finta di essere sana, perchè così si deve far passare il tempo. Però il tempo resta  siamo noi che passiamo. Possi.

Gocce d’autunno. Cioccolato e vino rosso. Magari un bel bollito. Mi stempero un pò nei sogni . Resto in silenzio e mi accarezzo le spalle. Sono sempre state così cariche. Vorrei sentire le radici dei pensieri per ritrovare una leggerezza che la pioggia, mi sembra, rende un pò pesante.

Gocce d’autunno. Entro in una galleria: bellissima, davvero. Però, il gioco di questo poco senso dell’arte mi sconcerta. Sono solo soldi. Troppe cose stanno sfumando senza un senso nutriente, per me. Esiste un senso così profondo, così spazioso, così luminoso allegro e divertente e devo cercarlo in una tela indurita? Ma minchia: che rottura. Preferisco il silenzio, preferisco vedere il Naviglio scorrere o sentire i muscoli contrarsi per lo sforzo.

Gocce d’autunno imperlano la fronte. La fatica fisica sopperisce al vuoto di senso. Sento il timore delle persone. Tutto è fermato dall’abitudine e si sta sempre come alla fermata del tram. Imbastiti in un’attesa inutile. Quando è molto meglio avviarsi verso l’altra fermata.

Gocce d’autunno. Così cadono i sogni e mi sveglio.

Ancora

Ho dentro questa adolescente

Così tormentata

Così tenera

Così bambina

Così vergognosa di essere ancora piccola.

Eppure sono così

E domani sarò buffona o super saggia.

Sono così.

Un piccolo condominio di anime

Ancora Incagliato.

L’ancora ara sul fondale di sabbia.

Rimango alla fermata del tram

In attesa di questo nuovo inverno

Già stracolmo di sogni e saldi

Senza la voglia di rileggere cosa sto scrivendo

Senza capire perché va così di moda la curcuma

Per fegati stanchi e un po’ disfatti da alcolici e antichi livori.

Sento la televisione lontana.

Osservo una punteggiatura inesistente

I punti come efelidi disordinate

Invece vorrei creare costellazioni affettuose

Piccole lucine per un Natale timido.

Mi siedo tra poco

Così ascolto il cuore che batte

Un po’ rosa, un po’ celeste

Brace che palpita

In quel piccolo spazio protetto dal costato.

 

Milano, ottobre 2019

E poi ho trovato che esiste anche un vino rosso che si chiama “gocce d’autunno”, chissà se è buono. Qui inizia un sogno… e anche questa fantasia è un bel privilegio o solo un sortilegio?

 

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