Pattino, pettino.

Pattino, pettino. Sogno, cammino. Vagolo e cavalco. Nuvole e gocce di pioggia. Silenzi e fischi. Le solite cose e una ricchezza di suoni e sguardi quando si sorride. Non sono andata tra le sardine. Oggi mi sentivo sgombro. Sgombra da pensieri così importanti, così attuali. Ero a ritroso con i Simply Red e i pezzi di vetro di De Gregori. Sono una tinca. Forse. In carpione. Appoggiata al bancone del pesce, incredula e in attesa del capoccia che prenderà in mano la situazione e inscatolerà tutte le sardine. Non ci sarà una rivoluzione. Il mio cinismo mi fa pensare che vincerà Prada e un numero imprecisato di followers e un’avidità naturale instillata dal sistema feudale che viviamo senza stare male. Così ci scappa la rima e divento più scettica di prima. Ondate di speranze riparate sotto gli ombrelli, accolgono i ricordi degli onesti, girovaghi tra i racconti di Buzzati che ci spostano piano di piano in piano per arrivare al settimo. L’ultimo come l’ultima nota. Inciampiamo così nel pentagramma e non ci salva neanche una semicroma.

Pattino, pettino. Spettino le parole che si rincorrono. Vorrebbero giocare a nascondino. Bum bum Mago libero. 4 cani per strada. Il primo è un cane di guerra. troppa paura e pattiniamo sempre troppo in bilico su questo filo così sottile e non vediamo il presente, maledettamente assente da questo quotidiano travolgente. Così la notte la fotografo dalla finestra, alle sette del mattino, mentre scappa via. Composta al mio posto. Non so il numero, lì dò e qualcuno li gioca. Potrei proporli su qualche rete televisiva per osservare tutte le altre alici. Con il cappellaio sognano meraviglie ma trovano regine di picche. Pettino lo stregatto e scappo con la lepre marzolina in quel ventiseiesimo mese quando i colombi tubano e caccio coccinelle per dipingere di rosso tutti le rose bianche.

Pattino, pettino. Questa notte. Mi domando cosa amo se non le parole che lascio andare prima dell’alba. Fiduciosa mi accoccolo in un respiro tranquillo e domani mi sentirò, come sempre, Rossella O’Hara, perchè è sempre un altro giorno e accenderò la caffettiera. Sono contraria alle capsule, congelano quelle piccole pause dei sogni del mattino.

FBLO9239

Notte.

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