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Un tentativo di racconto dal punto di vista dell’Arte visiva.

AUGUSTA MARIA TERESA.
Il nome suona altisonante composto dall’Augusto del nonno, dalla Teresa della nonna e dal Maria di prammatica sia per femmine che per maschi in quegli anni del boom.
Nasco nel maggio 1960, lo stesso giorno di Jfk, in una convulsa famiglia borghese di industriali della carta.
Bionda, occhi verdi, spaurita in un mondo formale, a tre anni sono stata depositata all’asilo e alle elementari della Scuola Montessori di Milano dove trascorsi i migliori anni della mia vita. Ricordo la ricreazione nel bel chiostro della Chiesa dell’Incoronata in Corso Garibaldi.

In casa disegnavo, sfogliavo i libri d’arte, leggevo fumetti e libri per bambini. Ero felice quando andavamo per mostre e musei. La prima Biennale di Venezia che ricordo è quella del 1967. Mi piaceva moltissimo andare a giocare nei padiglioni con le prime opere d’arte interattive. Ricordo i rubinetti sonori nel padiglione spagnolo, e gli scivoli in quello brasiliano. Le estati a Venezia le adoravo.

La Biennale era sempre il miglior parco giochi che potevo frequentare e c’era sempre qualche sorpresa.
Data la cultura e l’interesse per l’arte da parte di entrambi i genitori (con il papà si andava per chiese e con lui scoprii i chiostri, le certose e la mamma era scultrice) fu ovvio per tutti quando a 7 anni chiesi di andare al Louvre a vedere la Nike di Samotracia e la Gioconda . tappa importantissima che fu seguita agli 11 con la richiesta di visitare il Prado per “Las Meninas” di Velasquez e le Maya di Goya.
Richieste accontentate che però suscitarono il sospetto che avrei potuto voler studiare Arte! Con l’arte non si guadagna e tu non sarai un’artista, guarda tua madre! Così imparai a indirizzare la mia attenzione verso altre cose.

Intanto il mio legame con Munch si approfondiva.
Un tentativo di racconto.
Penna, matita, colori e libri i migliori compagni di vita.
Accompagnatori fedeli e sicuri.
Porti riparati dove ormeggiarsi durante le tempeste più furibonde.
Un quintale di quaderni mi accompagnò per vari traslochi fino al giorno in cui decisi di bruciarli. Ora ne sto accumulando altri ma non sono ancora arrivata al quintale.

Un’adolescenza addolorata piena di disegni grafici. Gli studi, filosofia, marketing, la carriera nel mondo della pubblicità, fermata da un importante incidente in moto, la vita in barca a vela, il teatro per bambini, tante, tante, tante altre cose che tralascio.
Con i colori: un’opera al Nero.
Penso che la mia arte esprima il percorso alchemico della crescita dell’Anima verso la consapevolezza.

Conobbi l’Antroposofia, il pensiero, la pittura, l’euritmia di Rudolf Steiner. Erano gli anni dal 1992 al 1994.
Riprendo a dipingere in modo sistematico.
Grandi carte ad acquarello, le tematiche della natura.
Foglie e fiori enormi, acquosi, i primi collages.
I librini d’arte con il Pulcinoelefante.
Ho bisogno di studiare altre tecniche.
Decido di frequentare l’Accademia San Luca, con taglio Steineriano.
In 3 anni prendo il diploma e decido a dipingere a olio.
Preparo le tele con la colla di lapin, a volte i colori con i pigmenti naturali. La prima serie dedicata all’Albero della Vita. Segue una serie dedicata ai pianeti, alle loro peculiarità e significati. La passione per l’Astrologia fu il motore. Dipingo “la cistifellea” governata da Marte, le stelle blu per Giove, ricamo una Luna con l’argento.
La serie catartica delle Morti dove sento la necessità di descrivere i vari tipi di morte: impiccagioni, pugnalate, garrota, ghigliottine. Un’altra serie per “vomitare dolore nel colore”- di questo mi resi conto – più tardi.
Tanta materia , tanto colore, tanta ricerca interiore.
Arrivano la meditazione e i ritiri. L’impeto della mia personalità sente proprio la necessità di placarsi. Trovare un luogo sicuro in se stessa.
In pieno Sulfur Alchemico i quadri sono ricchi e intensi.
Ora, placato il gesto, sento l’esigenza di rinnovarmi. L’impeto rimane.
La strada deve cambiare direzione.

Arriva la decisione di bruciare tutto e mostrare.
Per mostrare il coraggio, la possibilità del cambiamento, la realtà che domani, non ci sarà nulla di oggi.
Un’opera molto importante per me.
Progetto una Videoistallazione : La Divina madre.
Composta dal video che descrive la distruzione immediata con il fuoco e da Ghirlande: quadri ritagliati e composti in enormi collane con oggetti chiesti alle persone. La trasformazione è radicale ma anche grazie allo scambio con il prossimo
Brucio tutte le opere. Le porto, con il carro funebre, al falò.
Pochi comprendono quest’opera. Pochi ci hanno fatto caso veramente.
Fu febbraio, del duemilaotto il tempo di girare. Mi preparai per il nuovo inizio in primavera. L’apertura del Tempio.
La catarsi era completa.
Inizia una fase di sintesi: il Bianco. Il Sale Alchemico.
La pulizia, la sintesi, il fermarsi, quello che rimane. le scorie che si depositano nell’Athanor. Le ceneri.
Scopro e imparo Suminagashi: a pittura sull’acqua giapponese.

Dal 2007 al 2010. Un video e lavoro tele bianche.
In una piccola mostra collettiva il Bianco attirò l’attenzione.
Così iniziano anni inframmezzati anche da mostre collettive personali a Vercelli e nel pavese dove mi trasferisco in una vecchia casa dei bisnonni paterni a Rosasco.
Lo studio: il vecchio fienile, un bello spazio con bella luce.
Il periodo Bianco termina.
Arriva il tempo di Mercur. Ritorna il Rosso. La mobilità del colore. Colore della Carta.Il punto d’arrivo e d’inizio. Forse Oroborus, il serpente senza fine che si mangia la coda e forma un anello?
Inizio ad esplorare il colore e ritrovo la carta.
Come per caso riprovo a usare le carte veline per fare dei collages.
Nel 2012 creo un’opera muraria monumentale che dedico a san Valentino , patrono del paesello di Rosasco: Pioggia di Stelle.
Il Colore e le forme fanno da padroni. Scopro la carta in un modo nuovo : materia e colore e compongo, creo sfumature lasciando il ricordo del colore della carta stessa sulla tela. Si formano immagini.
E’ un tempo di ricerca intensa. Lavoro in modo indefesso.
Il lavoro quotidiano è molto faticoso, sofferto, rabbioso ma porta frutti.
Una fase dopo l’altra, un tema dopo l’altro.
Le parole dei colori: lavori su carta con carta e olio.
Anno dopo anno proseguo ricercando la luce e la profondità.
Inizio a contornare le mie carte su tela con cornici d’alluminio, scopro la resina che mi fa trovare la luce dentro la tela non solo intorno.

Ora il lavoro non è più rabbioso.
E’ sempre una sfida ma il pensiero è forgia.
Cambiano i temi con i miei interessi e anche per la mia passione per come usare la carta, che è sempre più sottile.
La scoperta del mini formato e le serie dei Microcosmi di 10 per 10 centimetri.
I Fiori di Bach che decido di mettere su tela . Bach Flowers Project 38 tele di 100 per 100 centimetri.
Adesso i fiori.
Foto: da sempre come i pensierini scritti e i disegni , quelli che riempiono i quaderni. Da qualche anno creo libri di storie di momenti, attraverso le immagini. Wondering faces: il racconto di un incontro con un cancello di una cascina abbandonata. Walking: ovvero anche i rifiuti lungo il fiume diventano artistici. Etiopia: immagini di un viaggio con un po’ di Blu.
E così altri, come Sovrapposizioni o Carte.
Mi sono sempre domandata se questo voglia dire essere un’Artista.
Non lo so e, francamente, non mi pare così essenziale come il privilegio di avere una mente creativa e poter usare questo talento per proseguire verso una sempre maggior consapevolezza.
Così, in fondo è come se fosse sempre primavera.
Forse perchè sono nata alla fine di maggio.
Forse.